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Strada dei vini e dei sapori - Colline di Scandiano e Canossa
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I Santi Crisante e Daria riposano nel Duomo di Reggio Emilia

La loro vicenda, narrata in modo epico e fantasioso nella “passio”, di cui si hanno versioni sia in latino che in greco, era già nota nel VI secolo. Crisanto, figlio del nobile alessandrino Polemio, andò a Roma per studiare filosofia (epoca dell'imperatore Numeriano 283-284). Qui ebbe l'occasione di conoscere il prete Carpoforo, quindi si convertì alla religione cristiana. Il padre Polemio cercò in tutti i modi di farlo tornare al culto degli dei, si servì anche di alcune donne e specialmente della vestale Daria, dotta e bella donna.
Ma Crisanto riuscì a convertire Daria e di comune accordo vissero in casta unione matrimoniale, potendo così predicare e convertendo molti altri romani al Cristianesimo.
Ma la cosa non passò inosservata e furono accusati al prefetto Celerino, il quale li affidò al tribuno Claudio, che in seguito ad alcuni prodigi operati da Crisanto, si convertì insieme alla moglie Ilaria, i due figli Giasone e Mauro, alcuni parenti ed amici e gli stessi settanta soldati della guarnigione, che aveva in custodia gli arrestati. A questo punto intervenne direttamente l’imperatore Numeriano che condannò Claudio ad essere gettato in mare con una grossa pietra al collo, mentre i due figli e i settanta soldati vennero decapitati e poi sepolti sulla Via Salaria; dopo qualche giorno anche Ilaria mentre pregava sulla loro tomba morì. Anche Crisanto e Daria, dopo essere stati sottoposti ad estenuanti interrogatori, furono condotti sulla Via Salaria, gettati in una fossa e sepolti vivi sotto una gran quantità di terra e sassi
Dagli ‘Itinerari’ del secolo VII, si sa che i due martiri erano sepolti in una chiesetta del cimitero di Trasone sulla medesima Via Salaria nuova.
Ma la storia delle reliquie è intessuta di notizie contraddittorie e leggendarie, la tradizione vuole infatti che furono operate tre traslazioni, una da papa Paolo I (757-767) che dalla Via Salaria le avrebbe portate nella chiesa di S. Silvestro a Roma; la seconda da papa Pasquale I (817-824) che invece le avrebbe trasferite dalla Via Salaria alla Chiesa di Santa Prassede e l’ultima da papa Stefano V (885-891), che le avrebbe portate al Laterano.
Da questa ultima chiesa poi nell’884 sarebbero state portate nel monastero di Münstereiffel in Germania, ancora nel 946 le reliquie sarebbero state trasferite a Reggio Emilia ad opera del vescovo Adelardo, il quale le avrebbe avute da Berengario II.
Nel 2011, un'indagine scientifica sui corpi, condotta da un gruppo di studiosi dell'Università di Genova, ha evidenziato la compatibilità dei reperti con il racconto tramandato dalla tradizione. La datazione al radiocarbonio rivela che i resti dei due giovani, un maschio, sui 17/18 anni, e una femmina, sui 20/25, risalgono a un'epoca tra l'80 e il 340 d.C. L'80 e il 340 d.C. Nelle ossa è stata rinvenuta una elevata concentrazione di piombo, segno della loro provenienza dalle classi agiate che disponevano di acqua corrente nelle case (condotta tramite tubature di piombo). Nessuno dei corpi presenta inoltre segni di violenza o malattia, quindi la causa di morte potrebbe essere compatibile con il soffocamento.

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